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martedì 24 giugno 2014

L’arte del vino!

Gesù, nell’Ultima Cena, alzando il calice, rese il vino, insieme al pane l’elemento costitutivo dell’Eucarestia e della vita di ognuno di noi.

Probabilmente a questo episodio, il più importante di quelli tramandatici dai Vangeli, la vite deve molte delle sue fortune.


L’Abruzzo contadino ha una solida tradizione di terra ricca di vitigni e inventiva che regala vini eccellenti per purezza, gusto e aroma anche in pezzetti di terra considerati minori per la produzione vitivinicola.
Uomini coraggiosi fanno comunque emergere un territorio che ha molto da far scoprire.

La storia di Renato è simile a quella di tanti di essi. Siamo nelle colline alte, quelle a ridosso dei Monti Gemelli tra Campli e Civitella del Tronto.
Di quel pezzetto di terra qualche anno fa lui si era proprio dimenticato.
Poco meno di venti pertiche, misura agraria usata nelle nostre campagne, quindici di esse fanno un ettaro.

Lo aveva ereditato tempo addietro dal nonno ed era incolto.
Poi un giorno il nostro amico, una vita di ufficio e scartoffie ad Ascoli Piceno, è andato finalmente in pensione, i figli ormai grandi ed ecco che è scattata quasi naturale, la felice intuizione.

Renato ha tolto faticosamente le erbacce, ha pregato un amico agricoltore di aiutarlo a una buona aratura, ha scoperto i segreti più reconditi della semina e della concimazione e, con macchinari inizialmente in prestito, ha reso il terreno, un piccolo tesoro.

Ha creato il suo mondo dai filari di viti, sopravvissute a prolungata incuria, sostenute oggi da meli, peri, ulivi, alternati a piccole strisce coltivate a frumento.

È l’antico metodo dell’”alteno”, un campo coltivato con piante di viti abbinate ad altre di fusto per far sì che la parte frondosa crei una sorta di tetto, un soffitto verde.

È una piccola vigna rupestre costruita attorno a massi di arenaria, che restituisce il sapore antico del vino “Pecorino” e quello deciso del “Montepulciano”.

“Proprio il pecorino ha qui, tra le colline che sanno già di montagna, il suo habitat naturale”, mi dice il buon Renato che oggi produce pochi quintali di nettare, un po’ per lui e altri già prenotati da clienti di vecchia data.

Poi mi racconta che il nome non è solo dato dalla storica transumanza dei pastori ma soprattutto per il particolare gradimento delle greggi verso i grappoli di uva, che si presenta con acini piuttosto piccoli, gustosi e croccanti.
Il suo minuscolo vigneto è quanto di più poetico ci possa essere.

Gli chiedo com’è l’annata 2013 e lui mostra la sua saggezza: “una vendemmia si giudica solo dopo che l’uva è nelle botti, anzi quando il vino è dentro la bottiglia”.
Poi si sbilancia, m’invita a guardare la vite pronta a dare i suoi frutti e capisco che i vini, con l’aiuto di Dio, avranno mordente, regaleranno buoni aromi e raccolti garantiti da piogge e temperature stagionali nella norma, insomma più sapore, meno alcool“.

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Articolo di Sergio Scacchia pubblicato sul blog Paesaggio Teramano collegato alla rivista omonima.
Sul blog "Paesaggio Teramano" possibilità di visionare o fare il download dei numeri della rivista già pubblicati.
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I monti Gemelli (Montagna dei Fiori di 1820 metri e Foltrone di Campli, 1721 metri), si collocano fra le città di Teramo e Ascoli Piceno, delimitate a est dalla S.S. 81 Piceno Aprutina. 
Le due montagne sono separate dal cuneo delle fantastiche gole del Salinello. 

domenica 22 giugno 2014

Blockhaus: terra di pastori e briganti


Il brigantaggio in Abruzzo ha radici antichissime, soprattutto nel territorio protetto della Majella.
Tra il Seicento e il Settecento e ancor prima nel Cinquecento con il famigerato Marco Sciarra e la sua banda, la povertà indusse gli uomini della montagna a unirsi nei saccheggi e nelle imprese delittuose.

Intorno al 1860, poi, una dura legislazione piemontese che disattese la riforma agraria, acuì i divieti e la povertà nel popolo, reprimendo sanguinosamente ogni forma di protesta.

C’è un luogo bellissimo, immerso nella natura, che ha una grande valenza storica.
Si trova nei pressi del Blockhaus, vetta che si affaccia sia su Chieti sia su Pescara, all’estremità settentrionale del parco Majella.

Qui i visitatori salgono attraverso le strade che da Pretoro, Roccamorice con gli eremi celestiniani o Lettomanoppello, porta fino ai duemila metri sia per sciare in inverno sia per respirare una boccata d’aria pura in estate.

Gran parte dei turisti si ferma al piazzale, perdendosi una passeggiata meravigliosa tra scenari montani bellissimi e pezzi di storia su pietre.

Incontri ravvicinati con pini mughi, rocce, animali come capre selvatiche, camosci, aquile, panorami sui selvaggi valloni di Selvaromana e Orfento, accompagnano gli escursionisti fino a un posto dove parla anche la storia.

Il sentiero è un vero viaggio nel passato.

Si incontrano i resti del fortino Blockhaus, costruito nel 1866, testimonianza di assoluta importanza del brigantaggio successivo all’Unità d’Italia, luogo anche di rifugio per i pastori e, soprattutto la cosiddetta “Tavola dei Briganti”.

Si tratta di una roccia piatta che si raggiunge facilmente con questo percorso segnalato e molto evidente grazie anche ai segnavia del CAI.

Il tracciato costeggia la cima di Monte Cavallo, scendendo verso i prati di Selletta Acquaviva.
Una piccola deviazione conduce alle iscrizioni su pietra.

Per capire meglio di cosa si tratta, tra le tante scritte, si legge ancora:
Nel 1824 nacque Vittorio Emanuele. Prima del 1860 questo era il regno dei fiori, oggi è quello della miseria”.

Arrivati in questa località dove si può riposare, fare picnic e bere acqua di sorgente, si torna indietro per la stessa strada e in tutto avrete impiegato meno di due ore. Si può scegliere di proseguire se si è allenati e un po’ esperti di montagna.

Il sentiero a mezza costa diventa più impegnativo fino al bivacco Fusco a 2500 metri da dove si apre un meraviglioso belvedere su uno degli anfiteatri più belli d’Abruzzo:
Le Murelle con branchi di camosci in libertà.

In meno di un’ora si conquistano i 2694 metri del monte Focalone, la vetta più a settentrione nella Majella, da dove la vista spazia alla vetta più alta del complesso, il famoso Monte Amaro.

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Articolo di Sergio Scacchia pubblicato sul blog Paesaggio Teramano collegato alla rivista omonima.
Sul blog "Paesaggio Teramano" possibilità di visionare o fare il download dei numeri della rivista già pubblicati.
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COME ARRIVAREA25 Roma-Pescara, uscita Alanno-Scafa, quindi SS5 direzione Scafa, prendere a sinistra per Pianopuccia, Lettomanoppello e Passo Lanciano. 
Da qui indicazioni per Majeletta e Blockhaus. 

sabato 21 giugno 2014

Così parlò Adriano De Ascentiis direttore dell’oasi dei calanchi di Atri

Grazie alla collaborazione del prof. Lucio De Marcellis, abbiamo realizzato un’intervista con Adriano De Ascentiis, direttore dell’Oasi dei Calanchi di Atri. 
Questa Riserva Naturale Regionale è uno dei gioielli naturalistici del teramano, non ancora conosciuta da tutti.
Istituita dalla Regione Abruzzo nel 1995, è diventata Oasi WWF nel 1999 e si estende per circa 380 ettari interamente compresi nel territorio del Comune di Atri (TE).

L’Oasi, direttore, meriterebbe più di una visita, vero?
Certo!
Il territorio protetto è relativamente piccolo, presenta un’estensione di circa 400 ettari, sviluppandosi dai 104 metri del fondovalle del Torrente Piomba ai 468 di Colle della Giustizia, ma offre una varietà di ambienti naturali incredibile.

L’assoluta singolarità geomorfologica dei Calanchi rende quest’ambiente un’esclusiva territoriale a livello nazionale.
L’area protetta conserva una delle forme più affascinanti del paesaggio costiero adriatico, i Calanchi, imponenti architetture naturali conosciute come “li Ripe” e ai più con il nome di “Bolge dantesche” o “Unghiate del Diavolo”.

L’aspetto aspro e impressionante delle rupi deriva da una forma di evoluzione erosiva dinamica dei suoli causata dall’alternarsi di periodi piovosi e siccitosi su suoli argillosi, spogliati e portati in superficie da passate deforestazioni.

I calanchi segnano tutta la fascia pede appenninica peninsulare, ma solo qui, nel territorio di Atri, caratterizzano così fortemente il paesaggio agrario.
All'interno dell'area è possibile osservare interessanti presenze faunistiche come il raro cervone o il tritone crestato, nelle ore notturne istrici, volpi, tassi e puzzole, lepidotteri, quali l’Odice suava o la Lasiocampa quercus e la bellissima Podalirio, ma anche falchi pellegrini, poiane, upupe e gruccioni che frequentano l'area nel periodo estivo.

Tra le presenze floristiche di particolare pregio, ricordiamo la liquirizia, coltivata un tempo a fini industriali, la tamerice, il cappero che punteggia le aride pareti calanchive, il Carciofo selvatico e la rara Centaurea napifolia.

Una delle peculiarità più gradite dai turisti è la recente ciclo-pedo-ippovia.

I visitatori la definiscono meravigliosa!
È un percorso naturalistico di 28,8KM che si snoda interamente nella valle del Torrente Piomba, piccolo corso d'acqua che sorge nel territorio di Cellino Attanasio (TE) e che sfocia in mare tra i comuni di Silvi e Città Sant'Angelo.

Il percorso ha inizio dal maneggio “Podere 3C La Sorgente”, localizzato sulla sponda sinistra del torrente, poco sotto l'abitato di Treciminiere, frazione di Atri, per poi proseguire all'interno del Sito di Interesse Comunitario (SIC) “Calanchi di Atri”, area per la protezione della biodiversità in ambito europeo, che insieme a tutti gli altri SIC e alle Zone di Protezione Speciale (ZPS) costituisce la Rete Natura 2000 e all’interno di essa ha luogo l’omonima Oasi WWF.

Il percorso, facilmente individuabile, attraversa alcuni dei luoghi più spettacolari e panoramici del territorio atriano.
Lungo il tragitto si ammirano sia le affascinanti architetture naturali dei calanchi, che la splendida cornice offerta dalle colline e dalla catena del Gran Sasso e Monti della Laga, che chiudono l'orizzonte.
Accompagnano gli escursionisti, campi fioriti, voli di rapaci e di farfalle e pareti rocciose.

Ci s’inoltra nel cuore dell'OLasi WWF “Calanchi di Atri” dove si ammirano dal belvedere San Paolo, le maestose piramidi di terra.
Lungo il percorso, grazie a bacheche didattiche, si accolgono preziose informazioni sulle aziende e i prodotti tipici e s’incontra la famosa e misteriosa Pietra di San Paolo, minuscola cappella utilizzata come luogo di culto pagano per rituali e cerimonie.

La segnaletica quindi è esauriente?

Le frecce che segnalano il percorso presentano una grafica essenziale e facilmente comprensibile.
La bicicletta indica un percorso per mountain-bike e il cavallo quello relativo dell'ippovia.

All'interno del riquadro con il simbolo equino si trovano utili indicazioni sulla chilometrica, ossia sul percorso che si effettua dal punto di partenza fino all'indicazione.
L'acronimo F.I.S.E (Federazione Italiana Sport Equestri), indica la certificazione della pista da parte della Federazione e con la cifra 01, la peculiarità rappresentata dalla pista in quanto prima ippovia certificata del Teramano.

Quali progetti state portando avanti per collegare Atri ad altre località con una rete di ciclo-pedo-ippovie?

Il Circolo “Il Nome della Rosa” di Giulianova e l’Associazione Itaca Faiete hanno organizzato un corso di euro progettazione con i fondi europei e noi abbiamo dato la nostra disponibilità per permettere ai corsisti di realizzare praticamente un project work sulle tematiche della nostra oasi.

Due delle corsiste, la dott.ssa Caterina Marina Sciarra e la dott.ssa Annamaria Scarponi hanno pertanto deciso di portare avanti un progetto di valorizzazione del turismo sostenibile sul territorio. Comprende un ampliamento della cicloippovia della Riserva Naturale Regionale Oasi WWF “Calanchi di Atri” fino a ricollegarsi alla ciclovia adriatica, completandone alcuni tratti finora mancanti e corredandola di certificazioni ambientali.

Questo, sia per i comuni aderenti al progetto (al momento si ipotizza possano essere i Comuni di Atri, Pineto, Roseto degli Abruzzi e Giulianova), con la Carta Europea per il Turismo Sostenibile, sia per le aziende e le strutture ricettive presenti lungo il tracciato.

La promozione di tale iniziativa sarà certamente diffusa con una campagna di comunicazione che cercherà di sfruttare tutti i canali mediatici a nostra disposizione.
Al momento il progetto è allo stadio preliminare, bisognerà incontrare tutti i portatori d’interessi che finora sono stati individuati e cercare delle fonti di finanziamento europeo che permetteranno la realizzazione di un progetto tanto ambizioso, quanto fondamentale per dare un nuovo slancio e una nuova identità al turismo sui nostri territori.

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Articolo di Sergio Scacchia pubblicato sul blog Paesaggio Teramano collegato alla rivista omonima.
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Per informazioni: http://www.riservacalanchidiatri.it
Come arrivare:
A14, uscita di Atri-Pineto,
oppure A24, uscita Villa Vomano-Roseto degli Abruzzi, quindi strada statale 16 Adriatica.

In treno: stazione Atri-Pineto

giovedì 19 giugno 2014

Santo Stefano di Sessanio: Le atmosfere del tempo

(Tratto dal libro Il mio Ararat!)
“Fratelli, camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne.”(Galati 5,16)

Giuseppe Copertino ha 83 primavere sulle spalle.
Si definisce un contadino di montagna.
Incontrandoci, ci stende le sue mani ruvide e giganti che ricordano quelle esagerate di Gianni Morandi.
Ha una passione incredibile per la poesia.
Ne ha fatta una anche per i suoi mandorleti.

La valle qui ne è ricca.
Il terreno dell’improvvisato poeta, ne ha circa settanta, piantati dal nonno del nonno.
Un tempo erano una ricchezza, oggi chissà!
Sono gli unici alberi in una piana brulla che ci accompagna fino a Castel Del Monte.

Da queste parti, racconta Giuseppe, c’erano anche delle “nevaie”.
Servivano negli anni ’50, quando non esistevano frigoriferi.
Erano fosse lunghe anche una decina di metri, scavate e delimitate da muretti a secco.
La neve veniva tagliata in piccoli blocchi e portata con i muli fin su il paese per gli usi casalinghi.
In cambio di un bicchierino di liquore alla mandorla, naturalmente, ci vediamo costretti ad ascoltarlo nella declamazione dei suoi versi un po’ infantili ma dettati sicuramente dal cuore.

Nell’avvolgente tepore cromato del più classico tramonto di fine estate il borgo è più bello che mai.

Il terremoto ha cercato di invalidare questa meraviglia, facendo crollare la parte sommitale della torre medicea, ma la ferita non ha leso il fascino di questo posto fuori da ogni tempo.

Le facciate in pietra delle case hanno un riflesso di un rosa intenso.
Gli archi, i viottoli già illuminati dalla fioca luce di antichi lampioni incantano chi, come me, ama le piccole gocce di Medioevo che donano scorci di ineguagliabile stupore.

Le strette vie si aprono improvvisamente su piazze dai balconi in fiore.
Anziani dignitosi e ragazzi dall’espressione timida popolano il piccolo bar con i tavoli fuori.
Le ore passano scandite dal ritmico incedere delle carte da gioco buttate lì.
Un tre di bastoni schiocca secco sul tavolo come lacerante colpo di frusta, insieme ad una corposa bestemmia.

Sembrano interdette le donne vestite di nero che attraversano la piazza per recarsi al rosario.

Accanto, scivola con passo felpato il vecchio prete che corre a dire messa.
Le grida degli anziani nel concitato tressette della sera, non si curano di due forestieri come noi.

Le mani degli uomini sono come fitti pezzi di tronchi anneriti dal tempo.

Gli sguardi si sollevano svogliatamente dalla conta delle figure del gioco e di colpo le voci diventano simili a pietre che si sfregano bisbiglianti.

Dalla finestra, posta a livello della strada acciottolata, si percepisce distintamente il rumore metallico e ripetuto di un mestolo che gira un composto dal cui odore capisco abbia come ingredienti principali mandorle e miele.
Ma in tutte le vie c’è l’abbraccio amorevole dei profumi antichi di una terra povera, fatta da emigranti e venditori ambulanti che percorrevano le vallate con le loro chincaglierie.

Una leggenda poco nota anche agli stessi abitanti di oggi, narra che i paesani di tanti anni fa chiesero al diavolo in persona di costruire il paese in pietra.
Il satanasso li accontentò compiendo l’opera in una notte di fulmini e saette.
In cambio chiese l’anima del primo cristiano che avesse attraversato il borgo.
Dovette accontentarsi di quella di un povero cane affamato e per la rabbia, sprofondò nel fondo degli inferi.

Siamo in provincia dell’Aquila, a non più di una manciata di chilometri da noi.

Questo luogo dalla elegante e ben conservata architettura medioevale è unanimemente riconosciuto come uno dei più bei villaggi d’Italia dove mura, porte, archi, chiese, palazzi e torri deliziano i visitatori anche stranieri.

Un giornale inglese consigliava di lasciar perdere le colline del Chianti fiorentino per investire capitali in questa terrazza montana dove la vita e il suo tempo ha ancora un senso.
Dopo il sisma violento del 2009, l’interesse degli stranieri è scemato ma, chiunque cerca artistiche atmosfere, è nel posto giusto.

Decidiamo di passare la notte in paese, passeggiando e godendo di questo presepe dalla divina scenografia, di questa avventura deliziosa dello spirito.

Dormiremo in locanda.
Mi sembra di essere nato qui.
Un lampo attraversa la mia mente.
Santo Stefano dispensa anche delizie terrene.
È vero che, nella Lettera ai Galati, San Paolo esclama: “Fratelli, camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne”, ma la fame, vi giuro è terribile.

Davanti la porta d’ingresso mi sento quasi mancare all’odore persistente di una zuppa di legumi.
Ricordo che il paese è famoso anche per le sue lenticchie.
Un legume piccolo, di colore marrone scuro, la buccia ruvida ma il sapore delizioso e il profumo avvolgente.
Siamo già a tavola ad arricchire la nostra zuppa, con un prelibato olio che c’inebria.
Ci vengono servite anche delle lumache in guazzetto che non mi aspettavo.
Mi dispiace mangiarle.
Sono animali tenerissimi, simbolo di morte e resurrezione essendo capaci di fermare il proprio cuore all’inizio del letargo e rimetterlo in funzione in tempi propizi.

Le lumache vengono accostate alla luna per la loro abilità nell’apparire e scomparire nel guscio.
“Lo sa - ci dice l’oste - che sono gli unici animali che girano sempre a destra nel costruire la loro casa? Le lumache sono molto amate da Berlusconi”!
E giù a ridere sguaiato per una battuta che troviamo pessima.

“Ma i pochi sinistro giro - continua il maledetto - sono ricercati perché portatori di buona sorte”!
Il pecorino, che conclude una sontuosa cena, regala sensazioni non riportabili su carta.

L’oste, dallo sguardo compiaciuto e dalla pancia prominente, continua con le sue elucubrazioni non richieste.

Si affretta a spiegarci che questo legume ama i terreni calcarei di altura, apprezza con compiacimento la sublimazione della sua cucina, continua a spiegare che gli inverni lunghi e rigidi e le estati brevi e piovose non fanno che del bene alla qualità del legume.

Dopo cena, gonfi per il gran mangiare e storditi dalle chiacchiere dell’uomo e dai bicchieri, ci rituffiamo nel dedalo delle viuzze dove si respira ritmi lenti, in una rarefatta assenza di suoni, rotta solo dal rumore di qualche stoviglia, piccole note da un televisore che colpiscono come un rombo di tuono nel silenzio circostante.
Ci addormentiamo presto per essere svegli di buon mattino.

Dalla finestra della camera, l’alba dona colori tenui all’azzurro.
Guardo contro il cielo i profili lisci e curvilinei dei monti formare una magica geografia di zolle d’erba rarefatta.
Finalmente ho dormito su di un buon materasso.
La schiena ringrazia sentitamente.
La locanda è veramente accogliente.

Posta al centro del paese occupa un meraviglioso edificio che conserva ancora tracce evidenti del lontano dominio dei Piccolomini nel 15°e 16°secolo.

Dopo un buon caffè eccoci di nuovo a passeggio nel borgo antico per arrivare alla torre Medicea, posta nel punto più alto del paese. Rappresenta il monumento primario dell’intera struttura urbana.
Faceva parte di una catena di punti di vigilanza che aveva i suoi avvistamenti più importanti in Calascio e nel castello di Bominaco.

Guardo la torre ferita, ricordo la volta che venni proprio sotto il manufatto insieme agli amici di Bologna.

Allora era intera!
Si presentava in tutta la sua magnificenza.
A proposito di Bominaco, si raccontano storie incredibili sul maniero.
Lo si credeva infestato da un fantasma.
Un’anima maledetta vagava tra le pietre.
Era Pier Maria dei Piccolomini, soldato di ventura, assassinato mentre festeggiava il ritorno dalle battaglie, da un rivale in amore.
Pugnalato, fu gettato in un pozzo.
Pare che fosse tornato in vita per uccidere la donna e il suo amante.
La morte dei due è rimasta un episodio inspiegabile.
Santo Stefano ha l’architettura delle famose “case mura”, caratterizzate da camminamenti coperti e da unità abitative legate tra loro.

Scorgiamo ingressi con singolari archi in pietra e secolari arredi urbani.
Capiamo perché ci troviamo in uno dei paesi più belli d’Italia e perché l’Ente Parco abbia concepito proprio qui, un grande progetto di recupero e tutela in ottica strettamente conservativa di questo ingente patrimonio storico e architettonico.

La “Casa del Capitano” è un edificio gentilizio che visito di lì a poco, posto nella zona in cui si sta realizzando il grosso dei lavori di consolidamento.

Appena fuori del centro, antiche masserie rendono visibili tracce di storia segnata dalla vita e dalla cultura contadina.


Un’esistenza dura legata ad una economia difficile.
Tornando nel cuore del paese ci troviamo davanti al Centro Visite del Parco.

Una gentile ragazza dai capelli fluenti e lo sguardo magnetico, credendoci a digiuno della zona, informa che esistono facili passeggiate che portano alla Rocca di Calascio o impegnative escursioni sui monti della Piana di Campo Imperatore.
Parla di antichi tratturi usati dai pastori e oggi percorribili a cavallo o in mountain Bike.
Mi magnifica le lenticchie, la ricotta, lo zafferano.
Ci consiglia anche il menù! Maccheroni alla pecoraia, ceci in umido, spezzato di agnello e cicerchiata. Peccato rinunciare.
Noi tra qualche ora saremo davanti le pietre bianche della Rocca di Calascio.

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Articolo di Sergio Scacchia pubblicato sul blog Paesaggio Teramano collegato alla rivista omonima.
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Come arrivare a Santo Stefano da Sessanio:
Da Nord: Dall'autostrada A14 seguire la direzione Ancona, uscire a Teramo/Giulianova/Mosciano Sant' Angelo, proseguire in direzione L'Aquila, imboccare l'autostrada A 24, uscire a L'Aquila Est, prendere la SS 17 in direzione di Pescara, svoltare in direzione di Santo Stefano di Sessanio.

Da Sud: Dall'autostrada A14 seguire la direzione Pescara, continuare in direzione Roma, prendere l'autostrada A 25, uscire a Bussi/Popoli, seguire le indicazioni per L'Aquila, continuare sulla SS 5 e poi sulla SS 153 in direzione Navelli, prendere la SS 17 in direzione di L'Aquila e proseguire seguendo indicazioni per Santo Stefano di Sessanio.

Dalla città de L'Aquila: Percorrere la SS 17 in direzione di Pescara, proseguire fino alle indicazioni per Santo Stefano di Sessanio.

martedì 17 giugno 2014

“La Via delle Abbazie”: magnifico percorso ciclo pedonale

In bici, sotto un cielo celeste come i colori a matita dei bambini, lungo il fiume che scorre placido nella valle dei templi e i paesi immoti sulle colline.

La ciclo turistica sul Vomano è un bellissimo itinerario che collega il mare alla Strada Maestra del Parco e, fino a Castelnuovo, è alla portata di tutti.

La biforcazione sul fiume Mavone, consente di raggiungere Isola del Gran Sasso e il suo santuario.


Poche indicazioni da parte dei comuni attraversati e, i turisti della costa in estate, potrebbero conoscere il nostro entroterra, per il percorso "La Via delle Abbazie".

Si parte da Scerne, ponte sul Vomano, Statale 16, risalendo la valle nell’argine sud, lato Pineto. Occorre una mountain bike o una city bike con gomme grandi.
La prima parte del percorso, ben tenuto dal comune, costeggia il fiume e s’incontra una zona verde adatta per una bella area di sosta.
Qualsiasi gamba può giungere al ponte di Fontanelle di Atri.
Attraversatolo, si inizia a costeggiare l'argine nord di Notaresco.
Di fronte c’è la splendida abbazia di Santa Maria di Propezzano.

In corrispondenza dell’altro gioiello romanico, San Clemente al Vomano, si punta verso la chiesa, lasciando l'argine alle spalle.
La deviazione è necessaria perché il fiume sta erodendo la sponda.

La grande sorpresa è l’incontro con Giuseppe Tupitti, artista e artigiano.

Nella sua casa, sul percorso, questo signore ha realizzato un piccolo museo privato, macchina del tempo.
Ci sono le trebbiatrici, cinque volte più piccole del normale, i mini trattori, le artistiche sculture di ferro battuto.
Un cartello avvisa: "Io con la vita mi diverto".

Raggiunta la statale, si costeggia il marciapiede nei pressi del ristorante “I Tre Archi”, poi dell'agriturismo “Il Cammino storto”.
Siamo vicini all'area industriale di Castelnuovo.
Fin qui, tutto facile.
In breve scopriamo la torre di Montegualtieri.

Attraversato il ponte, si entra nel territorio di Cellino.
Svoltando a destra, costeggiando il fiume a monte, si arriva a Piane Vomano e, per un saliscendi, alla località Taverna.
Più avanti c’è la diga con il lago artificiale di Villa Vomano.

Sulla statale Piceno-Aprutina, in prossimità del cavalcavia della superstrada A24, si svolta a sinistra per strade secondarie, superando la località Zampitti.
Dopo il bivio per Miano, quello di Spiano.
Una breve salita da percorrere a piedi introduce, a sinistra, per un tratturo che porta a Piane di Collevecchio.

È il tratto più difficoltoso ma anche più bello.
Si costeggia il fiume in un incontaminato bosco.
I Romani, qui, avevano costruito cisterne e terme.
I resti archeologici, affiorati su terreni privati e le locali acque sulfuree lo confermano.

Una nuova passerella conduce sulla destra del fiume, zona industriale.
In poche pedalate si avvista Montorio, la porta del Parco.


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Articolo di Sergio Scacchia pubblicato sul blog Paesaggio Teramano collegato alla rivista omonima.
Sul blog "Paesaggio Teramano" possibilità di visionare o fare il download dei numeri della rivista già pubblicati.
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Grazie infinite all'amico Lucio De Marcellis del Coordinamento Ciclabili teramane per la collaborazione preziosa!

Il percorso in mappa sul sito "Piste Ciclabili"

martedì 18 febbraio 2014

Vendesi Palio 1700 TD ... poco utilizzata

Vendo Fiat Palio, cilindrata 1700 Turbo Diesel.

Anno di immatricolazione: 2000

Auto dotata di Servosterzo - Climatizzatore - Chiusura porte centralizzata - Vetri Elettrici - Stereo Radio e Lettore CD

Ruote termiche e batterie "quasi" nuove



La vendita dell'auto viene effettuata per 2 fondamentali motivi:
- perchè negli ultimi due 2 anni ho percorso complessivamente solo 7.000 km.
Quindi non ho più alcuna convenienza a possedere un'auto quando per muovermi a Teramo e dintorni basta e avanza lo scooter.
- perchè da 8 anni ormai trascorro metà dell'anno a Londra .. in attesa del prossimo definitivo trasferimento in Inghilterra.


KM PERCORSI
al 01-01-2012 Km. 100.300
al 01-01-2013 Km 104.026
al 09-02-2014 Km 107.316



ACQUISTI E RIPARAZIONI EFFETTUATE
13-01-2012 Acquistato 4 ruote termiche (€.250)
03-09-2012 Sostituzione totale del cambio (€.500)
21-03-2013 Batteria nuova (€.115)
19-03-2014 Cinghia distribuzione - Pompa Acqua - Cinghia compressore aria condizionata - Cambio olio - Filtro Olio (€.360)
20-03-214 Revisione biennale (€.65)



Prezzo trattabile solo ed unicamente nel caso l'acquisto venga effettuato prima del 15 aprile 2014 (scadenza assicurazione)

Chi vuole visionare l'auto, fare una prova di guida o farla controllare da un meccanico di fudicia o semplicemente per chiedere informazioni a Vincenzo Cicconi
(338-7425163) o inviare un email a pacotvideo@gmail.com o un messaggio privato su una mia pagina Facebook



Come si nota dalla foto il porta-bagagli è molto spazioso



Stereo Radio e Lettore CD Pioneer



Praticamente in 13 anni (periodo dal 2000 al 2013)
ho effettuato 107.316 chilometri
 ... con una media annua di 8.255 Km.



 

giovedì 6 febbraio 2014

Da Teramo a Cheshunt (Londra) per amore, la storia di Vincenzo Cicconi ... alias PacotVideo

Londonita, tramite il sito internet in sinergia con il blog e i social network, a mio modesto parere rappresenta una eccezionale vetrina su Londra, ricca di informazioni per scoprire, visitare e vivere nella capitale inglese molto utile per chi decide di recarsi a Londra per turismo o per lavoro.
Oggettivamente uno dei portali web in lingua italiana che hanno come argomento la città di Londra più conosciuti e seguiti e che io stesso ho imparato a conoscere fin dal mio primo sbarco nella metropoli londinese ... aprile 2007.
Ed è anche grazie alla lettura delle pagine di questo sito che ho iniziato a conoscere la Londra turistica.

Un sito importante dove, tra le altre cose, si possono leggere le storie degli italiani che raccontano la loro esperienza londinese ... racconti utili anche e soprattutto per chi decide di partire per inseguire quella speranza che in Italia vede svanire ogni ogni giorno che passa.

Un doveroso ringraziamento a Duccio Manfredi di Londonita che ha trovato interessante la mia esperienza londinese e l'ha voluto condividere con i lettori del suo sito, con le migliaia di fans su Facebook e i tantissimi fans su Google Plus

Qui di seguito l'intervista che ho rilasciato a Londonita.


Esperienze italiani a Londra: Oggi e` il turno di Vincenzo a raccontarci la storia che lo ha portato in Inghilterra, precisamente a Cheshunt, un grazioso villaggio nella contea dello Hertfordshire, distante 21 km dalla Eleanor`s Cross, il punto da dove vengono calcolate tutte le distante da Londra.

- Ciao Vincenzo, raccontaci come e perchè sei arrivato a Londra?

Tanto per parafrasare il famoso film “007, dalla Russia con furore” potrei dire che la mia avventura londinese potrebbe titolarsi “Dall’Italia in UK con e per amore”.
Questo per dire che, per mia fortuna, non mi sento il solito “cervello in fuga dall’Italia” o un giovanotto di belle speranze che decide di lasciare una Patria che sta diventando patrigna e tentare una via di fuga verso Londra.
Nella mia personale storia, più che di cervello in fuga c’è casomai un cuore che fugge dall’Italia per inseguire un amore che ha le sembianze di una donna di origine italiana ma natia in UK e conosciuta nell’estate del 2006 sulle spiagge dorate del mio Abruzzo.
La mia storia londinese ha inizio nell’aprile 2007 quando mi imbarcai per la prima volta su di un volo Ryanair, destinazione Cheshunt (provincia dell’Hertfordshire).
Da allora ogni anno che passa trascorro meno tempo a Teramo (Abruzzo) e sempre più in UK.
In attesa del definitivo distacco dall’Italia e dalla mia attività professionale in Italia.

- Cosa ti ha affascinato di Londra?

Io che vengo da Teramo, una piccola città, sono rimasto, inizialmente intimorito ma col tempo affascinato dalla sua multietnicità, dalla incredibile mescolanze di razze e con essa di tradizioni e di usi e costumi diversi.
Sono rimasto rapito dalla sua bellezza monumentale, dai suoi palazzi che trasudano storia millenaria, dai suoi incredibili musei, dai suoi infiniti parchi.
Sarà per deformazione professionale ma il primo istinto è stato quello di iniziare fin da subito a realizzare dei piccoli documentari, dei reportage con la mia telecamerina amatoriale tascabile.
Fin da subito ho aperto un canale su YouTube collegato ad un blog a sua volta in sinergia con una pagina su Facebook e su GooglePlus e con un account Twitter.
Tuttora ovunque vado realizzo mini reportage … il problema casomai è che poi non riesco neanche a montarli e pubblicarli.

Un altro motivo che mi affascina di Londra e della sua provincia è il senso civico dei suoi abitanti che si nota soprattutto nelle piccole cose quotidiane.
Qui quando sei in fila non c’è pericolo che qualcuno ti passi davanti approfittando di un tuo attimo di distrazione, quando attraversi la strada gli automobilisti cedono subito il passo, quando sei in macchina e cedi il passo a qualche altro automobilista subito ti ringraziano con un segno della mano o lampeggiandoti con i fari.
Quando passeggio o vado in bici lungo il Lee Valley Park tutti coloro che incrocio mi salutano, se cedo loro il passo senti subito il loro “thank you”.

Però c’è una cosa che mi fa rabbia e che mi porta a confrontarmi con l’Italia.

Ogni volta che accendo la Tv per seguire il telegiornale resto sempre incredulo nel non trovare mai notizie di politici che rubano, amministratori che prendono tangenti e si fanno rimborsare mutande e reggiseni e questo mi porta a confrontare la situazione politica inglese con quella drammaticamente losca della politica italiana.

Ebbene si … quello che maggiormente mi affascina di Londra è soprattutto il senso civico, l’attenzione ai valori morali ed etici dei suoi amministratori che noi in Italia ci sogniamo.
Chissà … sarà tutta una questione di DNA o, come dice il proverbio, ciascun popolo ha la classe politica che si merita?
In Italia nel 1992 trasformai una passione, la videoripresa, in una professione … nacque www.PacotVideo.it e questa intuizione mi permise di abbandonare il triste e monotono lavoro di ragioniere in una azienda privata e dare spazio a quelle che sono le mie doti: fantasia e creatività.

- Quali sono i tuoi progetti londinesi?

Il mio progetto di vita è quello di ricreare in Inghilterra ciò che ho realizzato in Italia. www.PacotVideo.it
Quando nel 1992 decisi di rinunciare ad uno stipendio mensile derivante da un posto di lavoro sicuro mi attirai le ire dei miei genitori e avevo contro il parere di tutti.
Col senno del dopo mi resi conto che iniziare un’attività che in quell’epoca neanche esisteva, quella di cameraman, fu una operazione molto rischiosa ma ero sospinto dall’inconscenza e dall’entusiasmo e dal desiderio di poter dire “c’è l’ho fatta”.
Rinunciare ad uno stipendio mensile certo da 1.500.000 lire era un bel rischio … però la sfida fu vinta.
Adesso a distanza di più di venti anni mi si ripresenta più o meno la stessa identica sfida: abbandonare un lavoro, un’attività certa in Italia per riproporla, ex-novo, in Inghilterra.
Adesso come allora i rischi sono tanti ma come nel ’92 sono sospinto dalle stesse motivazioni : incoscenza ed entusiamo e desiderio di poter in futuro dire “anche in Inghilterra ce l’ho fatta”.
A differenza di allora ho un motivo in più per farcela, ho il sostegno “fisico e morale” e il grande amore di una donna eccezionale a cui va anche il merito, tra le altre cose, di aver scelto il nome della mia nuova vita professionale : ItalianWeddingVideoLondon.

- Perchè hai scelto ItalianWeddingVideoLondon?

Nel nome del sito Italian Wedding Video London.com c’è già tutto l’obiettivo che mi sono posto : realizzare servizi video di matrimonio, ma non solo, rivolti e offerti prevalentemente alla comunità italiana che potrebbe, si spera, avere piacere a servirsi della “tecnica associata alla fantasia” tutta italiana oltre che ad una lunga esperienza.
E datosi che con la mia compagna risiedo a Cheshunt ovviamente il principale riferimento è la Comunità Italiana della provincia di Hertfordshire con uno sguardo alle zone confinanti come Essex ed Enfield.
Senza ovviamente precludere altre zone lontane dal mio habitat.

- Come pensi di riuscire nella tua impresa professionale?

Oltre all’esperienza e alla conoscenza della professione di operatore video nel settore della post produzione video e al fatto che non devo investire in attrezzature che già possiedo confido soprattutto in un fattore diciamo psicologico.
La Gran Bretagna, a differenza dell’Italia, è una nazione multietnica e multiculturale dove razze e culture da tanti anni si sono integrate alla perfezione tra di loro.
A Londra ma anche nella sua provincia c’è una notevole moltitudine di comunità di varie nazioni.
Però è umano che quando una persona vive fuori dalla sua nazione tende, comunque sia, a rapportarsi soprattutto con persone della stessa nazionalità.
Io che dal 2007 frequento e vivo nella comunità di Hertfordshire quando sono qui mi sento “più italiano” di quanto non lo senta stando in Italia.
Per questo motivo “in primis” i miei servizi video, di qualunque genere essi siano, saranno rivolti alla comunità italiana … con la speranza che gli stessi italiani qui presenti sentano il desiderio di rivolgersi a qualcuno che parli la loro stessa lingua, che conosca maggiormente le loro tradizioni e quindi abbia più affinità con loro.

Dal punto di vista burocratico aprire un´attività a Londra è molto più semplice e rapido che in Italia, la burocrazia è molto più agile e anche il sistema fiscale è molto più vantaggioso.
Infatti per iniziare un´attività e mettersi in proprio all´inizio non c’è bisogno di licenza e di partita IVA, la cosiddetta VAT se il fatturato è inferiore ad una certa cifra.
Per iniziare è sufficiente dichiarare di svolgere la propria attività all´ufficio delle entrate inglese, l’HM Revenue & Customs e il modulo può essere compilato direttamente online.

- Vivi a Cheshunt, dove c’è una grande comunita`di italiani.
Ti sentiresti di consigliare l`Hertforshire agli italiani che desiderano venire in Inghilterra?

In effetti nell’Hertforshire ci sono moltissimi italiani che hanno aperto la loro attività, che hanno esportato le loro capacità professionali e si sono insediati nel suo territorio.
Ci sono anche ritrovi organizzati di anziani italiani e altri luoghi dove incontrarsi.
Quindi se dovessi dare dei consigli a chi viene in Inghilterra in cerca di lavoro invece di dirigersi direttamente a Londra, dove vitto e soprattutto alloggio sono certamente più onerosi, si potrebbe prendere in esame l’idea di venire nell’Hertforshire.
Sicuramente troverà l’aiuto e il sostegno di qualche italiano anche se Londra resta sempre Londra.

- Consigli generali che ti sentiresti di dare a chi vorrebbe venire a vivere qui a Londra?

Trovandomi fin dall’inizio in una posizione privilegiata senza essere costretto a trovare soluzioni di sopravvivenza (lavoro, alloggio, unire il pranzo con la cena) non mi sono imbattuto in quelle difficoltà che si incontrano quando si fa un salto nel buio e si parte da zero.
Quindi nessun consiglio specifico, sarei costretto a ripetere cose già scontate come ad esempio conoscenza della lingua inglese in primis perchè senza di essa le possibilità di lavoro e interazione con la comunità inglese sono ovviamente limitate.

Il segreto per riuscire in una nuova impresa penso sia avere entusiasmo ma anche umiltà, una forte dose di sopportazione dei momenti critici o delle situazioni sfavorevoli, e soprattutto avere nella mente un solo desiderio: poter un giorno dire a se stessi e agli altri “io ce l’ho fatta”.

Eduardo De Filippo declamava che “gli esami non finiscono mai”.
E aggiungo io … i problemi sono fatti per essere risolti e senza problemi da risolvere la vita sarebbe comunque triste e monotona.

Un Grazie a Vincenzo per avere condiviso la sua esperienza qui con noi su Londonita.

martedì 31 dicembre 2013

Pacot Video: la vita delle immagini

"Le riprese video non necessitano di molte parole; esse stesse sono parole del vissuto"

Ecco la storia di un teramano, ragioniere in una tranquilla azienda manifatturiera.
Rincorreva un sogno: regalare momenti indimenticabili.

Un mattino del 1992, abbandonò aridi registri, calcolatrice e penna e brandì una telecamera, fluttuando tra matrimoni, comunioni, compleanni, recite scolastiche.

Nasceva la “Pacot Video” , una delle prime ditte di post produzione in Abruzzo, capostipite nel teramano.

Un’autentica fabbrica dei ricordi con filmati sempre originali, capaci di raccontare in modo brioso la storia unica di ogni evento da immortalare.

Perché, ditemi, cos’è l’atto creativo, se non un qualcosa che solo in quel momento ci avvicina a Dio?
Un nanosecondo irripetibile in cui l’arte si fonde con la passione e la perizia.

Forse esageriamo parlando di video.
Ma, in effetti, nelle occasioni che meritano di essere ricordate nel tempo attraverso immagini, ciò che conta è riuscire a beccare il momento che farà emozionare lo spettatore.

Nel tempo la storia si è arricchita di video istituzionali per enti, pubblicitari per aziende, docu- film storici sulla Resistenza teramana con un “riconoscimento alla carriera” nel Premio Internazionale Fotografia Cinematografica “Gianni Di Venanzo”.

Ancora, video sociali, culturali, filmati su convegni e manifestazioni di grande livello, collaborazioni con la tv locale Rete 8 e con il Parco Gran Sasso Monti della Laga.

Poi, nel dicembre 2009, la Pacot Video sale agli onori della cronaca nazionale per la realizzazione di uno scoop giornalistico conosciuto come "Il Fuori onda di Giancarlo Fini" con il magistrato Trifuoggi, che mise a rischio la tenuta del governo e che fece conoscere cosa veramente pensava il Presidente della Camera dell’allora capo del Governo Berlusconi.

Nel frattempo si è specializzata in lavori internet, diventando gestore e webmaster di siti e blog.

Noi ospitiamo Vincenzo soprattutto per la passione dimostrata al territorio, regalando video su borghi d’arte teramani, tra i quali Campli, Atri, Canzano, Castellalto, luoghi magici come Pietracamela e il Gran Sasso e la città di Teramo.



Articolo redatto da Sergio Scacchia, autore tra l'altro di tre libri:
"Silenzi di Pietra" e "Il mio Ararat" e "Abruzzo nel cuore".

L'articolo è stato pubblicato su N°2 blog
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sabato 7 dicembre 2013

Premio Borsellino 2013 a Franco Roberti, Procuratore Nazionale Antimafia


Franco Roberti, Procuratore nazionale antimafia, napoletano, in magistratura dal 1975, è una delle toghe più apprezzate in Italia.
Una vita trascorsa a combattere le cosche camorristiche e la criminalità economica e politica attraverso il lavoro duro negli scomodi Palazzi di Giustizia.
Con uno straordinario sacrificio personale, pagando un prezzo altissimo per il suo impegno in difesa e per la promozione dei valori della legalità.

Il suo è anche il nostro concetto di legalità.
Una legalità vera, quella che sta dentro il nome di Paolo Borsellino: non il vuoto legalismo dei benpensanti, il securitarismo che aggredisce i lavavetri, ma è connivente con l’illegalità diffusa della politica, chiude gli occhi davanti alle truffe dei potenti e rimane silente e dunque complice davanti ai furti di Stato.

Per aver resistito alle giuste e umane paure e, con la tenacia sua e dei suoi collaboratori, contribuito ogni giorno concretamente alla costruzione di una società più giusta necessariamente fondata sulla legalità e sulla fiducia nelle istituzioni, ispirandosi agli stessi principi e agli stessi valori che hanno animato la vita di Paolo Borsellino, a Franco Roberti il Premio Nazionale Paolo Borsellino 2013.