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venerdì 21 giugno 2013

Le Terre di Cerrano: prossima fermata, Il Paradiso

Millenari resti storici e presenze animali popolano il tratto di costa denominato “Terre del Cerrano” in un autentico spettacolo della natura raccontato per voi.

Il mare cerca di rubare la scena al cielo con la spuma delle onde e il blu profondo delle acque.
Al riparo di un pino ammiro il volo dei gabbiani.
Dio protegge questo mare, la sua splendida pineta ed le nuvole rade che si distendono sulla linea dell’orizzonte rendendo i colori bellissimi.

Anche il bikini della bella tedesca che passeggia sulla battigia è colorato come non mai.
La ragazza appare radiosa. I capelli sono leggermente mossi dalla brezza.
C’è anche un uomo alto e magro con un grosso gozzo e una età indefinita.
Il suo buffo cappello scamosciato, bianco color torrone di foggia potrebbe sembrare più adatto ad una passeggiata nel cuore del Tirolo che per coprirsi dal sole sulla spiaggia della torre del Cerrano.

Mingherlino com’è, quasi scompare tra le pieghe multicolore del pareo di un’autentica matrona, una donna gigantesca che potrebbe essere la sua metà e mezza del cielo.
Hanno il naso all’insù forse per cercare di scorgere un Fratino, un uccello marrone di appena 15 centimetri, vero simbolo naturalistico delle spiagge adriatiche.

Un piccolo essere così importante da giustificare un periodico censimento da parte del WWF Abruzzo, come racconta l’ornitologo Augusto De Santis dell’associazione.
 Li chiamano “curri curri”, perché quando si sentono in pericolo per l’arrivo di un estraneo corrono via dal nido, recitando la parte dell’animale ferito non in grado di volare.

Basta attendere qualche minuto per vederli tornare verso il nido con le uova dei piccoli.

Si prospettano tempi duri nel futuro di una specie che vive in uno degli ambienti più compromessi dal cemento.

E’ noto, infatti, che il litorale abruzzese ha circa l'89% della sua lunghezza complessiva, del tutto urbanizzato.

Servirebbe una rivoluzione nella gestione della costa perché si realizzi un riequilibrio del territorio a favore della natura.

Pensate che per il Fratino, in continua ricerca di luoghi puliti, la maggiore densità di coppie per chilometro lineare di spiaggia, è stata riscontrata in due siti, la Torre di Cerrano, appunto, nella nostra provincia e il tratto di spiaggia davanti alla stazione di Tollo in provincia di Chieti.

Il lembo di terra protetta tra la torre e, a sud, il territorio di Silvi, non ha mai rinunciato ai ritmi lenti, immerso tra pini d’Aleppo e macchia mediterranea, tra colline di uliveti e campi coltivati.

Questo mare è custode di tesori dal gusto leggendario, preziosi doni di origini greche, resti e relitti.

Sotto queste acque si trovano le rovine sommerse dell’antico porto di Hatria esistente dal VII secolo a.C. ancora funzionante nel XIII secolo e sprofondato per un terremoto nei primi anni del 1600.
Un tesoro di archeologia subacquea che meriterebbe l’attenzione del mondo intero, testimonianza di come l’Adriatico sia stato da sempre crocevia di importanti commerci e culture profondamente diverse.

Il mare fa da habitat a specie marine di pregio biologico tanto da far nascere una sorta di osservatorio della fauna, nei recessi più reconditi della monumentale torre.

Ci sono pesci di tanti tipi, cicale di mare, granchi e alghe che colorano vivacemente un paesaggio marino dalle tinte paragonabili ad un dipinto ad olio.

Esemplari di delfini nuotano a largo nelle zone più profonde, avvistati dalle lancette dei pescatori.
La parte terrestre dell’oasi è habitat di uccelli migratori e avifauna stanziale, alla ricerca costante di nutrimento e tranquillità per i loro piccoli.

Tra le piante crescono spontanee erbe aromatiche dai profumi arabeggianti e importanti fioriture di “Rotulea Rollii”, nome scientifico dello zafferanetto delle spiagge che da queste parti si credeva una essenza ormai estinta.

Sulla battigia il vecchio lupo di mare dal viso appassito dal sole, la pipa in bocca che sembra la pubblicità del “tonno Nostromo”, è intento a rammendare le reti.

Mi guarda, stranito, poi sorride.
Per lui il mare è solo lavoro.





Gli articoli inseriti nella rivista sono redatti da Sergio Scacchia, autore tra l'altro di tre libri:
"Silenzi di Pietra" e "Il mio Ararat" e "Abruzzo nel cuore".

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